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Responsabilità civile: negli ultimi 10 anni lo Stato ha sborsato più di 400 mln di euro per ingiusti processi, carcerazioni e sentenze

marzo 29, 2011

Basta guardare alla responsabilità civile dei magistrati come un’intimidazione di Berlusconi, tentiamo di guardare questa “novità italiana” con occhi postberlusconiani spogliandoci dei nostri pregiudizi a favore o contro Berlusconi o l’ANM. La responsabilità civile dei magistrati non c’entra nulla con i processi di Berlusconi e questo vale sia per chi è convinto che lui sia innocente, e che nei suoi confronti ci sia un accanimento giudiziario, sia per chi è convinto che lui sia colpevole infatti se così fosse i magistrati non avrebbero nulla da temere, soprattutto azioni punitive, non avranno colpe nè responsabilità a cui essere richiamati. In Italia la responsabilità civile riguarda tantissime categorie professionali tra cui anche quella medica. Molti sostengono che introdurre in una forma “diretta” queste legge possa limitare l’autonomia dei magistrati che pur di non ricorrere a richieste di risarcimento potrebbero dare dei giudizi errati, ma allora questo problema dovrebbe riguardare anche la classe medica che ormai, essendo sotto la lente di ingrandimento e ricevendo ogni giorno qualche avviso di garanzia (che magari si conclude in una bolla di sapone) oggi decide di non intervenire più sui malati soprattutto quando l’esito di una cura o di un intervento chirurgico ha, scientificamente, probabilità di esito positivo limitate. A questo punto dovremmo deresponsabilizzare i medici? Oggi, per i magistrati, esiste una responsabilità civile “indiretta” ovvero il cittadino che si sente vittima di un’ingiustizia può fare causa allo Stato e solo dopo lo Stato può rivalersi sul magistrato. Stranamente però accade che mentre le denunce solo lo scorso anno sono state più di 1300 e lo Stato nell’ultimo decennio ha sborsato più di 400 milioni di euro, nello stesso arco di tempo (10 ANNI) solo l’1,3% dei giudici è stato colpito da gravi illeciti disciplinari e solo 7 negli ultimi 3 anni. Ciò cosa può voler dire: che i magistrati sbagliano raramente e dunque non hanno nulla di cui preoccuparsi, basterà contrarre un semplice assicurazione così come fanno i medici e i politici che rispondono, giustamente, alla corte dei conti; oppure può voler dire che nonostante tanti soldini sborsati dallo Stato, e quindi dai cittadini, i diretti responsabili non pagano mai; oppure ancora semplicemente “cane non mangia cane” (si giudicano fra di loro). Ecco perchè nel testo della proposta di legge si vuole instituire una “corte disciplinare” con lo scopo di contenere un’estrema forma di corporativismo. Nell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura lo stesso plenum di togati si occupa sia della carriera che delle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati. L’ipotesi è quella di estrapolare dal Csm una Corte che si occupi esclusivamente delle questioni disciplinari. Quindi parliamo sempre di Csm, non di una Corte costituita da politici e magari berlusconiani.

Concludo questo mio intervento chiedendovi: ma se la legge deve essere uguale per tutti perchè non può esserlo anche per i magistrati? E se la legge è uguale per tutti si presuppone che sia oggettiva quindi basterà applicarla rigorosamente per non temere nulla, anche per i magistrati. Infine, sono d’accordo sul dare più poteri alla magistratura purchè questo voglia dire contemporaneamente accettare anche le responsabilità.

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La CGIL e la Patrimoniale: una proposta che nasce sbagliata

marzo 28, 2011

di Gaspare Compagno

Condivido in pieno l’analisi fatta da Gaspare Compagno, aggiungo che troppo spesso alcune sigle sindacali e partiti confondono i risparmi della famiglie con ruberie

La CGIL, tramite il suo segretario Susanna Camusso, vuole portare avanti una proposta di patrimoniale che, a mio personalissimo avviso, denota superficialità ed è lanciata con l’unico scopo di farsi pubblicità.

Dico questo perchè questa proposta così come è stata presentata è assolutamente irricevibile perchè penalizza tutti gli italiani e non solo i più ricchi come invece è affermato erroneamente nel sito stesso della CGIL (fonte: http://www.cgil.it/RassegnaStampa/articolo.aspx?ID=5967).

Spieghiamo perchè.

La CGIL propone di introdurre una tassa patrimoniale dell’1% sulle famiglie con ricchezza patrimoniale superiore a 800 mila euro (fonte: http://economia.bloglive.it/la-cgil-propone-la-tassa-patrimoniale-3298.html) e detta così sembrerebbe ottimale, ma come si arriva a questo livello?

Ecco dove sorge il problema e per spiegarlo prendo gli stessi dati reperibili dal sito della CGIL: ipotizziamo che una famiglia abbia una casa dal valore di 500 mila euro e una seconda casa del valore di 300 mila euro, oltre a un conto in banca di 100 mila euro, al netto di mutui e altre passività finanziarie. L’imposta che questa famiglia dovrebbe pagare, in base alla proposta della Cgil, sarebbe di 1% x (500.000+300.000+100.000) = 9.000,00 euro.

In pratica, la famiglia pagherebbe un’aliquota dell’1% su tutto il valore del suo patrimonio, pari a 900mila euro, pagando così ben 9 mila euro di imposta patrimoniale.

Ora, dove sorge il problema? Intanto, e qui parlano i dati di Banca d’Italia, a livello familiare, abbiamo un risparmio elevato e quindi ipotizzare 100 mila euro in banca, investiti in BOT o in BTP non è difficilissimo neanche tra le famiglie italiane di ceto medio e basso.

Ma il vero problema sorge nel determinare il valore della casa: se prendiamo il valore di mercato, qualunque famiglia italiana si avvicina pericolosamente alla soglia per la tassazione patrimoniale, basti considerare, ad esempio, i prezzi medi di una abitazione a Bologna o in altre città italiane (senza andare a prendere i valori di Milano o Roma che notoriamente sono ben più alti).

Il risultato quale è? Che si definirebbe “ricca”, magari una famiglia che ha una abitazione di proprietà (magari ereditata) e uno stipendio medio-basso. Non solo, ma questa proposta porta a due conseguenze negative: da un lato colpisce i risparmi (e quindi deprime la spinta al risparmio delle famiglie), e dall’altro rischia di colpire ulteriormente il settore dell’edilizia in Italia, un settore che da lavoro a tantissime persone.

Per questo sostengo che la proposta della CGIL parte già sbagliata, e non credo che alla CGIL non abbiano tecnici validi per fare i calcoli che ho fatto io, per cui la proposta è solo una proposta di “facciata” e solo con fini politici. Per carità, non mi meraviglio di certo, ma non è compito del sindacato fare politica, bensì difendere e farsi portavoce dei lavoratori e delle famiglie italiane.

A tal proposito, reputo, invece, più interessante la proposta della CISL che in linea di massima non è contro l’ipotesi della patrimoniale (fonte: http://www.blitzquotidiano.it/economia/tassa-patrimoniale-lavoratori-dipendenti-bonanni-745904/), purchè da questa imposta siano esentati i pensionati e i lavoratori dipendenti che hanno già una trattenuta alla fonte.

Altro punto portato avanti dalla CISL è la tassazione del capital gain al 12,5%. Quest’ultimo punto è controverso, perchè viene spesso usato da molti politici, come “specchietto per le allodole”.

Intanto specifico che aumentare la tassazione del capital gain dal 12,5% al 25% non colpisce i grandi patrimoni e i grandi speculatori, ma solo i piccoli risparmiatori; inoltre avrebbe un effetto limitato sui conti dello Stato che ha percepito una media di 300 milioni di euro annui da questa imposta. Significa che se anche raddoppiamo la tassa sul capital gain, lo Stato incasserebbe solo altri 300 milioni di euro, una cifra interessante, ma che di certo non risolve i problemi del nostro Debito Pubblico. Come mai si ottiene così poco dal capital gain? Perchè la tassa al 12,5% si applica solo ai soggetti fisici e che sono piccoli risparmiatori: per le aziende e per i grandi capitali si applica una tassazione al 40% (fonte: http://www.ilsole24ore.org/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/12/capital-gain-ultimi-sconti.shtml?uuid=cfef5b08-d3f7-11dd-981f-b4541c54b79e&DocRulesView=Libero). Da quanto detto, mi permetto di avanzare una proposta: va bene la tassazione dei grandi capitali e delle rendite finanziarie, ma senza penalizzare i piccoli risparmiatori e i piccoli trader (ovvero quei risparmiatori che fanno molte operazioni durante l’anno cercando di guadagnare qualche centesimo nelle varie operazioni), che di certo non sono né speculatori, ne grandi evasori, ne grandi finanzieri: tassiamo chi evade, premiamo i piccoli che rispettano la legge.

Libia LIBERA

febbraio 27, 2011

Piano rete Amat? Ci confronteremo con i cittadini invitando il Presidente dell’Amat

febbraio 26, 2011

Non ritengo di dover rispondere alla propaganda spicciola dell’On. Faraone ma ritengo doveroso spiegare ai cittadini in cosa consiste il nuovo Piano della rete Amat, lo faremo, convinti della bontà di questa proposta, invitando il Presidente Bellavista e i suoi uffici ad un’assemblea cittadina. Qualora il nuovo Piano non dovesse essere condiviso o ritenuto all’altezza della nostra città saremo i primi a non votarlo, ma faremo una nostra proposta, mi auguro che l’On. Faraone faccia la sua

Isola pedonale a Mondello: basta chiacchiere, si faccia

febbraio 25, 2011

L’amministrazione attivi subito un tavolo e dia seguito alla richiesta dei commercianti di Mondello. Ogni anno poco prima dell’estate è argomento di dibattito ma questa volta dovremmo evitare di farlo rimanere tale. Si valutino tecnicamente le migliori soluzioni e si lavori sull’arredo urbano. Rendere pedonale la piazza di Mondello potrebbe anche evitare l’installazione di quegli orribili gazebo che nascondono il mare e intristiscono la borgata.

Appello per la cittadinanza ai giovani italiani di seconda generazione dell’Anolf-Cisl presentato anche a Palermo

febbraio 20, 2011

Questo ordine del giorno nasce da un’iniziativa dei giovani italiani di seconda generazione dell’Anolf Cisl e non vuole avere alcun colore politico, al contrario sono certa che troverà la più ampia condivisione fra le forze politiche presenti a Sala delle Lapidi

Ordine del giorno

Premesso che in Italia esistono circa un milione di giovani, italiani di seconda generazione, che frequentano le stesse scuole dei nostri figli, parlano italiano, conoscono la nostra cultura e le nostre tradizioni e vivono nutrendo profondo rispetto per la Nazione in cui vivono

Preso atto che l’attuale legge sulla cittadinanza italiana stabilisce che i figli di immigrati, cosiddetti giovani di seconda generazione, siano equiparati ai loro genitori, quindi anche se nati e cresciuti in Italia hanno gli stessi diritti e doveri degli “immigrati” e come tali sono trattati.

Premesso che non è giusto che giovani che sono cresciuti con noi, che si sentono ovviamente italiani perché hanno qui le loro radici, che si sentono protagonisti della vita della nostra società, debbano vivere ancorati ad un permesso di soggiorno.

Considerato che, la nostra città, Palermo, in Consiglio Comunale da noi tutti rappresentata, è sempre stata aperta all’accoglienza, all’integrazione e al rispetto dei diritti umani e civili.

Il Consiglio Comunale aderisce all’iniziativa dell’Anolf-Cisl, Italiani di II Generazione e chiede che venga inviato l’appello che segue al Presidente del Consiglio dei Ministri On. S. Berlusconi

All’attenzione dell’On. le Berlusconi

“Non siamo immigrati, non veniamo da un altro paese, non abbiamo attraversato frontiere, siamo qui dall’inizio della nostra vita”. E’ l’appello delle “seconde generazioni”, delle migliaia di figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, che vanno a scuola con i nostri figli, parlano italiano con le nostre inflessioni dialettali e spesso non conoscono nemmeno il paese da cui provengono i loro genitori. Si sentono a tutti gli effetti italiani, ma per la nostra legge sulla cittadinanza sono stranieri perché figli di stranieri. Sono giovani italiani che vivono nell’incertezza perché legati a un permesso di soggiorno e in bilico tra questure e uffici immigrazione. Per quanto tempo ancora l’Italia farà finta di nulla? Per quanto tempo ancora questi giovani, risorsa tutt’oggi inutilizzata e discriminata, vivranno nell’invisibilità? I nuovi italiani chiedono risposte per il loro futuro. Un futuro che, per miopia politica, è ancora negato. I figli dell’immigrazione dicono basta ai giovani italiani con il foglio di via; chiedono alle Istituzioni di prendere, concretamente e nel più breve tempo possibile, provvedimenti che riconoscano ai figli degli immigrati il diritto allo “jus soli”, riformando l’attuale normativa sulla cittadinanza che, invece, lascia crescere questi ragazzi in una “terra di nessuno”.

Auto della Polizia Municipale incendiata: la giustizia fai da te non serve a nessuno

febbraio 20, 2011

Chi pensa di far giustizia da sè, sempre che di giustizia si tratti, sbaglia di grosso anzi rischia proprio il contrario. Il Sindaco ha comunicato che ci saranno giustamente degli accertamenti, la politica deve confrontarsi e provare a trovare soluzioni per l’emergenza sociale che viviamo. Incendiare un auto della Polizia Municipale non serve a niente, tanto meno a Noureddine e alla sua famiglia e mi auguro che chi davvero vuole fermarsi a riflettere sull’accaduto non strumentalizzi la vicenda in alcun modo.